Flat lay: le più amate dagli Instagrammers

flat lay: le più amate su Instagram
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5 mosse ninja per flat lay che spaccano!

Non è una nuova marca di patatine e nemmeno un innovativo dispositivo medico per combattere il grasso in eccesso. Flat Lay è il tipo di foto preferita da freelance e creativi, l’ormai celebre scatto dall’alto che domina su Instagram e regna sovrano negli shooting di Personal Branding di molti siti web.

Outfit sul pavimento, pietanze incorniciate da posate e tazzine di caffè, tastiere di pc che dividono la scena con coriandoli, penne e quaderni, le inquadrature dall’alto, o flat lay, sono le preferite tra gli Instagrammers e sono sicuramente tra le più usate per raccontare qualsiasi tipo di business.

Come si realizzano? Quali sono le regole da seguire per avere fotografie da Instagram feed che spacca?

Ho voluto improvvisarmi fotografa per un giorno e realizzare degli scatti per provare in prima persona le dinamiche e le difficoltà che una profana come me può incontrare. Ho organizzato un set fotografico un po’ improvvisato, lo ammetto: tavolino, tavola di compensato come piano di appoggio, cartoncino 100×70 cm come sfondo e sgabello per salire e fotografare dall’alto (col senno di poi meglio eliminare lo sgabello e scegliere un tavolino basso per evitare di fare Spiderman e giocarsi una caviglia).

Quando passi dalla teoria alla pratica ti assalgono i dubbi e le domande più banali e stupide, e qui ti rendi conto della differenza che c’è tra un professionista e un amante del “fai da te”.

Ma andiamo per gradi:

  1. LO SFONDO. La prima domanda da farsi, non solo per una flat lay, secondo me, è: “Chi è il protagonista della foto?” Nel mio caso volevo dare importanza agli oggetti presenti nella composizione e ho optato per uno sfondo neutro. Non volendo ottenere un look country o shabby chic, ho escluso il legno (sbiancato o grezzo) o altri materiali “vissuti” e ho optato per il classico bianco ottico. Se, al contrario, è lo sfondo il protagonista della foto, perché state immortalando un particolare pattern o una geometria, allora saranno gli oggetti che insistono su di esso a dover essere resi neutri e poco invadenti.
  2. LA MIA OMBRA. Assolutamente vietato il flash. Dopo un po’ di prove ho capito che la luce mattutina è meglio di quella pomeridiana. In generale quella naturale è meglio di quella artificiale. Il discorso luci apre però la questione ombre, non solo quelle degli oggetti ma anche quella del mio corpo che si proietta sul piano orizzontale. Per evitare ombre forti, è meglio scattare di fianco ad una sorgente diffusa. Se non avete come me ombrelli e softbox professionali, armatevi di bussola e allestite il vostro set di fianco ad una finestra esposta a nord con tende bianche. L’effetto delle ombre sarà morbido e se vi avvicinate un po’ al piano orizzontale la vostra ombra sparirà rendendo la vostra flat lay perfetta!
  3. LA COMPOSIZIONE. Io qui sono impazzita. Per due motivi: la posizione degli oggetti e l’allineamento. Ho imparato che la casualità della composizione non è poi così casuale; che mettere due penne parallele è tutt’altro che semplice, che puoi stare ore a ruotare clip e graffette per riprodurre quell’effetto “gettato a caso”, che puoi andare in rovina svaligiando Tiger e l’Ikea alla ricerca di quell’oggetto proprio del tuo colore e con quell’estetica irresistibile. La composizione può essere geometrica o casuale. Dipende dal messaggio che vuoi comunicare. Rassegnati, però, sono complicate da riprodurre tutte e due. Perfino gli spazi vuoti e gli oggetti che sbucano per caso da un angolo devono essere previsti. Io ho fatto così: ho disegnato degli sketch relativi alle scenografie che volevo riprodurre nelle mie flat lay. Poi ho posizionato gli oggetti seguendo i disegni preparatori. E puntualmente ho cambiato tutto.
  4. LA PALETTE, MANNAGGIA. Ne ho già parlato nel post precedente. Lo so, sarò noiosa, ma è un discorso a cui tengo molto. Per creare armonia e coordinamento all’interno dell’immagine è indispensabile non dimenticare i tuoi colori guida, quelli che raccontano il tuo brand. Nelle fat lay inserisci sempre qualche dettaglio del tuo colore prevalente e altri appartenenti ai colori minori o complementari. In questo modo l’effetto pendant che tanto funziona sarà garantito!
  5. LA POSTPRODUZIONE TI SALVERÀ. Avendo fatto un corso di fotografia anni fa, mastico un po’ di bilanciamento del bianco, contrasto e via discorrendo, ma ammetto che su dieci fot scattate forse una sola è stata giudicata accettabile senza ritocchi. Post produrre è fondamentale sia per correggere gli errori dello scatto che per imprimere il tuo stile. Ho Lightroom ma non lo so usare (imparerò lo prometto), così ho giocato un po’ con Photoshop per poi, passate le foto su cellulare (in questi casi avere una Reflex Wi-Fi è provvidenziale), divertirmi pasticciando con Photofy, Snapseed e ColorStory. Le variabili su cui agisco, di solito, sono la luminosità, le alte luci e i contrasti. È necessario fare un po’ di prove per trovare il settaggio giusto, che, una volta definito, vi consiglio di salvare per applicarlo a tutti i vostri scatti.

Ecco un assaggio del risultato finale … lo so, ho ancora tanta strada da fare, ma almeno mi sono divertita!

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Silvia Giordano Social Media Manager

Sono Silvia Giordano e mi occupo di Social Media per piccoli business.

Aiuto le piccole realtà imprenditoriali ad entrare nel cuore delle persone attraverso i social network. Il mio motto è “se fai sempre la stessa cosa non puoi aspettarti mai risultati diversi”. Se vuoi chiedermi un consiglio o chiacchierare con me puoi farlo su Facebook.

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