La fortuna aiuta gli audaci

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BACKSTAGE DELLA MIA #WOTY2017

Premessa. Mi sono imposta di fornire, all’interno del mio blog, solo strumenti e consigli utili per la gestione dei social media delle vostre pagine biz. Ecco, questo articolo esula un po’ da questa regola ma, in fondo, mi sono detta che ogni business, nella cassetta degli attrezzi, prima ancora di avere chiavi inglesi, cacciaviti e grimaldelli utili per aumentare il fatturato e la visibilità debba avere una cosa senza la quale è destinato a fallire: il cuore.

Lo ammetto. All’inizio la ricerca della mia parola dell’anno è stata principalmente un gioco. Ero curiosa e anch’io volevo la mia. Mi sono affidata a Susannah Conway e ho iniziato a fare il suo percorso in cinque step, uno al giorno. Ho iniziato con un sano scetticismo e, per la verità, non capivo cosa c’entrassero richieste come “descrivi la tua giornata ideale” o domande come “di cosa ha bisogno il tuo cuore” col trovare la mia parola guida del 2017. Ero però decisa ad andare fino in fondo e più proseguivo e maggiore era la consapevolezza di emozioni e pensieri che non credevo di avere, forse perché elaborati e poi pigiati in un cantuccio profondo per chissà quanto tempo.

Nella mia penultima vita sono stata un ricercatore universitario. Insegnavo, gestivo progetti di ricerca e per questo viaggiavo molto. Sono stata questa me per circa dieci anni e devo dire che ho avuto molte e belle soddisfazioni. Nell’ultimo periodo, però, l’entusiasmo non c’era più. Era subentrata l’apatia e, se avessi dovuto scegliere un hashtag in quel periodo, avrei  sicuramente scelto #maicontenta. Così, dopo un lungo confronto in famiglia e con la mia coscienza, ho colto la palla al balzo della mancanza di fondi per il mio contratto precario e me ne sono andata. Liberazione!

Non avevo un piano B e dopo l’ennesimo curriculum inviato senza ricevere risposta ho amaramente capito che non c’era posto per me e le mie competenze di nicchia al di fuori dell’università.

Ecatombe. Crisi di identità. Quando andavo in giro e conoscevo gente nuova che mi chiedeva “Che lavoro fai?” andavo nel panico. Se prima ero “Silvia, ricercatore universitario” adesso “Silvia” sembrava non bastare più. Come faccio a reinventarmi? Da dove devo partire? È stato davvero difficile e confesso che, per molto tempo, lo sconforto ha preso il sopravvento. Ai bilanci con me stessa, veri e propri pugni in faccia, si univa un profondo senso di fallimento. Eh si, perché avevo la convinzione di aver buttato via tutti gli anni di università, di dottorato e di duro lavoro. Tutto l’investimento fatto su me stessa. Ma in fin dei conti io ero quella me stessa anche grazie a quell’esperienza.

C’è voluto tempo. Per elaborare il mio fallimento e vestirlo di opportunità. Per riprendere in mano la mia autostima, accademicamente repressa perché “tutti sono utili nessuno è indispensabile”. Per capire il mio potenziale e trasformarlo in lavoro. Ho ripensato a tutto il mio percorso, professionale e personale, e improvvisamente mi si è accesa una lampadina. Io sono una comunicatrice. Lo sono sempre stata. E sono una manager livello ninja, thanks Ph.D! E l’infinita creatività dove la vogliamo mettere?.

Rimettersi a studiare non è stato affatto semplice, ma in fin dei conti mi è sempre piaciuto “capire come funzionano le cose” e, quindi, ho affrontato tutto con molta curiosità e passione. Anche il mettermi alla prova e testarmi sul campo mi ha entusiasmata. Dopo tanto tempo mi sono sentita di nuovo piena di energia e voglia di fare. Certo, il salto, anzi, il precipizio del diventare free-lance e mettersi in proprio è tutto un altro film.

Nel cercare la mia parola dell’anno, ne sono emerse alcune di veramente valide: intraprendenza, determinazione, allegria, cambiamento, orgoglio, per citarne alcune. Ma ogni volta mi ripetevo “non è abbastanza”, “ci vuole qualcosa di più”.

Alla fine, sul ring, ne sono rimaste due. Coraggio e Indipendenza.

Ho scelto Coraggio, perché ho reputato l’Indipendenza più come un traguardo verso cui tendere più che una motivazione, un super-carburante. Ma Coraggio non è la mia parola.

In fin dei conti il Coraggio già l’avevo avuto nel decidere di lasciare il posto da ricercatore… o forse si trattava di Incoscienza? E poi il Coraggio è qualcosa di innato. O ce l’hai oppure no. Ciò che mi serve è un mantra da ripetermi ogni volta che mi si presenta davanti una scelta, un bivio. Un sussurro che mi possa spronare ad essere una persona diversa, una Silvia 2.0. Insomma, qualcosa più simile ad un calcio nel sedere che ad una pacca sulla spalla.

Sfida del pericolo, che presuppone coraggio e sfrontatezza. Essere rivoluzionaria, una pecora nera , che in fin dei conti sono sempre stata. Coraggio corazzato di azione e temerarietà. Quel guizzo negli occhi che ti fa fare qualcosa che mai avresti pensato; che ti fa uscire dalla tua zona di comfort e scoprire chi sei e cosa ti piace veramente.

Audacia.

 

Benvenuta #woty2017!

Silvia Giordano Social Media Manager

Sono Silvia Giordano e mi occupo di Social Media per piccoli business. Aiuto le piccole realtà imprenditoriali ad entrare nel cuore delle persone attraverso i social network. Il mio motto è “se fai sempre la stessa cosa non puoi aspettarti mai risultati diversi”. Se vuoi chiedermi consigli o chiacchierare con me puoi farlo su Facebook.

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