RIENTRO FA RIMA CON…

rientro dalle vacanze

Prendi il toro per le corna e scopri il tuo Punto A. 

Questo articolo fa per te se:

  • Anche tu, tornato dalle vacanze, sei più ingolosito dall’andare dal dentista piuttosto che tornare a lavorare;
  • Guardi lo schermo del tuo pc come se fosse Mezzogiorno di Fuoco, aspettando che sia lui a fare la prima mossa e soccombere, così, all’attacco;
  • Ti senti triste, apatico, quasi depresso che nemmeno la carica del caffè e l’energia del cioccolato possono salvarti;
  • Sospiri. Sbuffi. Guardi il vuoto. Esclami “che palle”. Non necessariamente in questo ordine.

Ci sono persone che adorano rientrare a casa dopo un viaggio o una vacanza. Mia madre è una di quelle e, ogni volta, puntuale come Equitalia, la sento esclamare: “Ah, è bello stare in vacanza ma non vedo l’ora di tornare a casa mia!”.

Ecco, io no. Il rientro mi avvilisce.

C’è stato un periodo della mia vita, che ha coinciso con grembiulini, cestini per la merenda, codini e pastelli colorati, in cui il rientro dalle vacanze faceva rima con novità e un certo guizzo frizzo di eccitazione. Ritrovare i compagni di scuola a cui raccontare storie fantasmagoriche di avventure estive, acquistare quaderni, cambiare lo zainetto ed il portapenne erano cose che mi procuravano una certa gioia ed energia.

Oggi no. Non più. E a dirla tutta, quest’anno più che mai, la post-vacation blues, come chiamano gli inglesi la sindrome da rientro, mi ha travolta come uno tsunami.

La prima reazione dopo una giusta dose di lamentele è stata sedermi davanti al pc, fare una bella to-do list in modo da riorganizzare le idee, capire le priorità ed iniziare con metodo a completare le varie task con, in sottofondo, una musica di usignoli in stile Biancaneve e il tutto corredato da quaderni rosa, agende glitterate e penne con adorabili pupazzetti.

Non è andata così.

La to-do list con tanto di priorità è stata fatta ma, arrivato il momento di “iniziare a fare”, lo spinotto che collega le sinapsi della concentrazione e della grinta alle mani è stato staccato da un’entità sconosciuta e suprema, più forte e potente della già mia scarsa forza di volontà.

Risultato: lavori pensati, immaginati e iniziati = 1000; task completate = 0. 

Bene ma non benissimo.

Sono andata avanti così, tra un cazzeggio e l’altro per quattro giorni. Meno facevo e più mi rendevo conto di tutto quello che avrei dovuto fare. Più pensavo a quello che avrei dovuto fare e più salivano i sensi di colpa. Più salivano i sensi di colpa e più aumentava l’ansia. Più aumentava l’ansia e più iniziavo lavori che non terminavo. Altro giro, stessa giostra.

Così mi sono detta: “fermati (porca paletta!!!), perché qui sembri Teseo nel Labirinto di Cnosso con Arianna in ferie”. “Ascoltati”. “Da dove arriva tutto questo disagio?”.

Ho preso un foglio di carta ed una penna e ho dato sfogo al mio stream of consciousness, come direbbe James Joyce. M sono messa a scrivere pensieri e stati d’animo senza un filo logico o una organizzazione, così come uscivano e mi venivano in mente.

Questo mi ha permesso di fare chiarezza, ascoltarmi e comprendere certe dinamiche.

Ho focalizzato qual è il mio Punto A (non so se esiste, ma mi suonava bene così), cioè quel punto capace di scatenare la mia Ansia in questa fase di rientro. Ansia che si traduce in disorganizzazione, apatia e tutte le cose che vi ho già descritto.

Scrivere ha reso tutto reale e tangibile. Lo consiglio.

Mi ha fatto capire che, al di là degli anni estremamente difficili e provanti che ho vissuto e che ho reputato responsabili di miei molti stati d’animo, al di là della spensieratezza che ti regala una vacanza e che viene meno con il ritorno a casa, c’era qualcosa di più: 

  • La paura di non farcela, di non essere all’altezza di fronte ad un nuovo anno.
  • La perenne sensazione di dover rincorrere il tempo.
  • Che continua ad esistere quella vocina in fondo allo stomaco che, nonostante sia trascorso un anno, ti fa le stesse domande a cui tu non sai ancora rispondere e che ti gettano nel panico: “ma tu chi sei? In cosa ti distingui? Qual è il tuo stile? Dai, trova la tua unicità, costruiscici la tua comunicazione, il tuo imprinting”.
  • Clienti, mi servono nuovi clienti.
  • Soldi. Soldi. Soldi. Ma quanti ce ne vogliono?!!!
  • Le aspettative della gente in merito a nuovi progetti, iniziative… ma il tempo dove lo trovo? Come fanno gli altri?
  • La difficoltà di stare al passo con gli altri… e anche con me stessa.
  • Aaarghhh!!! (urlo conclusivo e liberatorio).

Tutto questo si è tradotto in scappare per non affrontare (e non è proprio da me, combattiva, testarda e accanita sostenitrice del motto “barcollo a non mollo”). Quindi che si fa? Come si vince la sindrome da rientro?

Ancora non lo so, anche se la consapevolezza mi ha alleggerito di non poco mente e spalle.

Posso però dirvi ciò che non farò. 

Non avrò una lista di buoni propositi. 

Non ricercherò la perfezione. 

Non scimmiotterò quello che fanno altri colleghi.

Non mi complicherò la vita ponendomi obiettivi e deadline troppo complessi per questo momento.

Non mi scervellerò su nuove iniziative a tuti i costi solo perché tutti a settembre fanno così.

Non mi farò fagocitare dal “devo assolutamente”.

Su quello che farò, per uscire da questo momento, ci sto ancora lavorando.

Per ora continuo a seguire la rotta di prima, senza grandi stravolgimenti e novità. Metto un piede davanti all’altro e procedo un passo alla volta.

 

Silvia Giordano Social Media Manager

Sono Silvia Giordano e mi occupo di Social Media per piccoli business. Aiuto le piccole realtà imprenditoriali ad entrare nel cuore delle persone attraverso i social network. Il mio motto è “se fai sempre la stessa cosa non puoi aspettarti mai risultati diversi”. Se vuoi chiedermi un consiglio o chiacchierare con me puoi farlo su Facebook.

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