Social e abbigliamento: un connubio esplosivo!

Abbigliamento e social network

Il 30% del fatturato arriva dalla vetrina 2.0. E il tuo?

Social e abbigliamento, come la besciamella per la lasagna!

Questo articolo fa per te se:

  • Hai un negozio di abbigliamento e una della prime cose che hai fatto è stata aprire una pagina Facebook perché “ce l’hanno tutti”;
  • Non hai una strategia (“perchè serve?”) perché “tanto pubblico al momento, quando mi ricordo, giusto per far vedere che …”;
  • Ti domandi perché i tuoi canali social non hanno molto riscontro e non capisci visto che i tuoi abiti sono meravigliosi.

Chi ha un’attività commerciale sa che non basta alzare la saracinesca la mattina per far materializzare ondate di clienti bramosi di spendere soldi e far salire così l’asticella del nostro profitto. Infatti, chi ha un negozio è consapevole che il cliente debba essere attirato e spinto all’acquisto a meno che non si tratti di beni di prima necessità. Oggi, poi, più di ieri a causa della forte competizione e proliferazione di attività simili. Ecco, quindi, che il commerciante si ingegna a suon di promozioni, eventi, attività ed espedienti per attirare il più possibile persone, più o meno in target, da convertire (si spera) in clienti fedeli e soddisfatti. Solitamente, alle spalle di azioni del genere c’è un pensiero meditato, una strategia di marketing più o meno definita che stabilisce il fil rouge da seguire.

Il settore dell’abbigliamento è probabilmente, insieme al mondo del food, quello dal potenziale più elevato e dalle possibilità di ritorno economico più cicciose sui social. Se fino a non molto tempo fa la risposta alla domanda “che bella maglia, dove l’hai comprata” era “nel tal negozio”, oggi è “l’ho vista su Facebook (o Instagram) e poi l’ho acquistata online”.  Si stima che più del 30% degli incassi del settore moda oggi derivi dal web e che i social network giochino un ruolo ormai insostituibile nell’intercettare i giusti segmenti di clientela da attrarre ed influenzare. Insomma, se hai un negozio di abbigliamento, in termini di comunicazione e marketing 2.0, sei super fortunato, ma come si diceva in Spiderman: “da grandi poteri derivano grandi responsabilità (e consapevolezza, aggiungerei io)”.

Se non è sufficiente alzare la saracinesca per trasformare un negozio in un business prolifico, è altrettanto vero che non basta creare una pagina Facebook per ottenere pubblicità e visibilità, espandere la conoscenza del brand ed avere un nutrito seguito di persone che parlano di noi e che ci seguono con dedizione e curiosità. Eppure, se la prima parte del discorso è chiaro ai più, ancora oggi Facebook, così come altri social, sono utilizzati senza un obiettivo preciso, in modo inappropriato e piuttosto inconsapevole. Sembra che di fronte ad un social network, tutta l’esperienza e la logica di mercato che ci appartiene si volatilizzi in un batter d’occhio. Ed ecco che prolificano come lumache dopo la pioggia, pagine Facebook e profili Instagram da brivido, piene di errori grossolani, senza logica, dove la casualità vince sulla pianificazione.

Ecco la top 5 degli errori che vedo commettere più spesso:

  1. Ansia da prestazione. Arriva la nuova collezione = inondo la pagina con una foto al minuto, documentando capo per capo il contenuto degli scatoloni che sono arrivati in negozio. #spacchettiamo #nuovacollezione #maipiùsenza …  gli hashtag in queste occasioni si sprecano. Dopodiché, per settimane intere non si pubblica più nulla. Ecco perché non si fa:
    1. Stressi i tuoi follower. La loro bacheca viene inondata di foto e notifiche, e non capiscono più nulla. Presi dallo sconforto alcuni possono addirittura decidere di smettere di seguire la pagina e tu, così facendo, ti sei dato la zappa sui piedi da solo.
    2. Non dosi i contenuti. Chi fa il social media manager sa quanto sia importante distribuire in modo appropriato i contenuti all’interno di una strategia di comunicazione. Creare attesa, svelare poco alla volta, prendere per mano qualcuno e raccontargli una storia.
    3. Non stai fornendo un servizio. Spiattellare lì una sfilza di foto di vestititi e look  improvvisati, buttati sul pavimento magari ancora incellophanati, non racconta nulla della collezione. Se la stai presentando lo stai facendo nel modo sbagliato e, cosa certa, non stai né valorizzando i capi, né tantomeno fornendo un servizio utile ai tuoi clienti.
  2. Contenuti alla Sandra e Raimondo. Cosa diceva Sandra Mondaini tutte le sere a letto? “Che barba. Che noia. Sempre io e te. Tu ed io“. Immaginate cosa possa dire un follower che tutti i santi giorni vede sempre la stessa tipologia di foto stile #illookdelgiorno. Outfit e coordinati. Coordinati e outfit. Magari sempre appesi sulle grucce o indossati da una modella improvvisata, puntualmente con la testa mozzata e fuori inquadratura. Anche no! Solo il 10% dei post che pubblichi deve essere mirato alla promozione diretta dei tuoi prodotti. Il restante 90% dei post deve farlo indirettamente, fornendo un servizio di pubblica utilità oppure contenuti leggeri per intrattenere il pubblico … sempre a tema fashion! Chiediti cosa vuoi ottenere dalla tua pagina Facebook. Se la risposta è “vendere” sappi che è sbagliata. L’obiettivo dovrebbe essere intercettare il giusto target, coinvolgerlo ed interessarlo per spingerlo a seguirti, a conoscerti, ad apprezzare i tuoi servizi, come tratti i clienti, i tuoi valori, ecc. Solo quando si sarà instaurato un rapporto di conoscenza e fiduciario, nel medio o lungo periodo, sarà spinto all’acquisto e, se sarà soddisfatto, usare i social per diffondere il passaparola.
  3. Effetto Polonia anni ’20. Chiamo così quell’atmosfera grigia, trista e atona che viene riprodotta nelle foto di alcune (troppe) pagine social del settore. Vai a vedere il negozio ed è un tripudio di cristalli, oggetti di design, velluti e damaschi e poi la pagina sembra essere il “Sottosopra“, per dirla alla Stranger Things, del negozio. L’atmosfera che hai voluto creare all’interno del tuo negozio esprime un messaggio preciso, un mood, uno stile, in linea con il tuo target e con il tuo brand. Tra social e negozio reale ci deve essere coerenza. Non è possibile avere una location stile Reggia di Venaria e poi postare foto degne di un suk. Quante probabilità hai di attirare i clienti giusti? Il tono di voce che usi, inoltre, deve essere adeguato e corrispondere … insomma, tutto deve tornare come gli incastri nel Sudoku!
  4. Ma si, tanto la foto parla da sé! Eccola lì, l’ennesima foto buttata in fretta e furia sulla pagina Facebook o sul profilo Instagram, senza alcuna frase di accompagnamento sensata (nei casi più fortunati, una emoji e la marca del vestito fotografato). Se tu fossi, e di fatto lo sei, il follower di una pagina che ti interessa e vedessi una foto così cosa penseresti? Che informazioni ne trarresti? Quali benefici? Se posti la foto di un capo, oltre alla marca scrivi la disponibilità di colori e taglie, la vestibilità, il prezzo (qui si aprirebbe poi il discorso di avere una pagina Facebook shopping e la possibilità di creare una vetrina…lo faremo in seguito). Proponi degli accessori con cui abbinarlo, scrivi a quale occasione è adatto! È uguale ad un capo indossato da una star? Mostralo! È stato visto sulle passerelle di moda? Condividi un video!
  5. Stanno in un quadrato! Le immagini assumono un valore fondamentale per la buona riuscita di una strategia di social media marketing. Gli esseri umani sono “visivi”. Tutto ciò che passa attraverso un contenuto visual ha il potere non solo di catturare all’istante l’attenzione, ma di essere ricordato nel tempo. Il mio motto è “se non riesci a renderla bella, almeno che sia delle giuste dimensioni“. Eh si, perché non c’è niente di peggio che vedere nel news feed di Facebook, immagini tagliate a metà, caroselli incompleti e via discorrendo. È necessario prestare attenzione soprattutto quando si condividono più immagini contemporaneamente. Queste vengono organizzate da Facebook in una griglia 1200 x 1200 px. Due immagini quadrate saranno purtroppo visualizzate divise verticalmente a metà. Pertanto, sarà necessario prevedere l’ordine e la distribuzione delle immagini, per non vanificarne effetto ed efficacia. Inserire due immagini di un dettaglio sartoriale, fotografato a distanza ravvicinata, racconta poco del capo. La foto del dettaglio può essere “una delle”, di certo non la sola. Qual è il modello della giacca? Quanto è lunga la sciarpa? Come vestono?

Questi sono i cinque macro errori a cui assisto più frequentemente, ma se vorrai conoscerne altri e prevenirli, scrivi un commento qui sotto o contattami qui. Il prossimo post sarà dedicato sempre al settore dell’abbigliamento, ma mi soffermerò sulle strategie da adottare sui social, con qualche esempio pratico. 

Silvia Giordano Social Media Manager

Sono Silvia Giordano e mi occupo di Social Media per piccoli business. Aiuto le piccole realtà imprenditoriali ad entrare nel cuore delle persone attraverso i social network. Il mio motto è “se fai sempre la stessa cosa non puoi aspettarti mai risultati diversi”. Se vuoi chiedermi un consiglio o chiacchierare con me puoi farlo su Facebook.

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